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La morte di Emiliano Zapata

Il 10 aprile 1919 Emiliano Zapata, il capo dei contadini e degli indigeni durante la rivoluzione messicana, cade in un’imboscata nel Morelos e viene colpito a morte dalle forze governative.
Nato nel 1879, e contadino sin dall’infanzia, Zapata fu costretto ad arruolarsi nell’esercito messicano nel 1908 dopo il suo tentativo di recuperare le terre del suo villaggio Anenecuilco, sottratte da un possidente. Dopo la rivoluzione iniziata nel 1910, si mise alla testa di un esercito di contadini nello stato meridionale di Morelos, sotto lo slogan “Terra e Libertà”.Domandando semplici riforme agrarie, Zapata e i suoi contadini guerriglieri si opposero al governo centrale messicano guidato prima da Francisco Madero, più tardi da Victoriano Huerta, e infine da Venustiano Carranza. Zapata e i suoi seguaci non acquisirono mai il controllo del governo centrale messicano, ma procedettero a redistribuzioni di terre e a sostenere i contadini poveri nel territorio sotto il loro controllo.
L’influenza di Zapata è sopravvissuta a lungo dopo la sua morte, e il suo movimento di riforma agraria, nota come zapatismo, rimane importante per molti messicani ancora oggi.

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