476 d.C. : fine di un’epoca o fase di transizione?

La caduta dell’impero romano d’Occidente, avvenuta ufficialmente nel 476 d.C. con la deposizione di Romolo Augustolo da parte del re degli Eruli, il barbaro Odoacre, è figlia di un lungo processo storico cominciato alcuni secoli prima e destinato a portare a compimento i suoi effetti ancora per oltre un centinaio di anni. La data che è stata convenzionalmente usata per separare in modo netto la storia antica dall’”età di mezzo” in realtà non rappresenta in modo adeguato la mentalità con cui la popolazione vedeva questa epoca di passaggio, vissuta come una fase di transizione più che di completa frattura. Le stesse invasioni barbariche ne sono solo uno dei fattori caratterizzanti e costituiscono allo stesso tempo causa ed effetto del tramonto dell’antichità. La crisi demografica esplosa nel III secolo aveva già cominciato a produrre uno spopolamento delle città e quella evoluzione della società romana in senso più rurale che si sarebbe poi ulteriormente completata nell’Alto Medioevo. Ad essa si affiancava una fase di recessione economica che a sua volta produceva un indebolimento delle strutture politiche e militari dell’impero con l’impossibilità di difendere adeguatamente la vastità dei suoi confini: in questo modo la civiltà romana non poteva più considerarsi protetta dalla penetrazione della barbarie. Ad Oriente la minaccia arrivava dall’impero Persiano, ad Occidente dalla calata delle popolazione germaniche dal Reno e dal Danubio che a partire dal IV secolo riuscirono ripetutamente a sfondare le frontiere. Ma mentre la Roma d’Oriente, Costantinopoli, riuscì a resistere e a mantenere, sia pure con rilevanti mutazioni, la forma di Stato imperiale per un altro millennio, fu solo in Occidente che il passaggio si tradusse poi in quella marcata discontinuità che noi conosciamo come Medioevo.

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