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La caccia alle streghe: diffusione e sviluppo della persecuzione in Europa

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sabba alto medioevo. Immagine tratta dal libro  “Storia popolare  della Francia”,  1860.La caccia alle streghe ebbe la sua maggiore diffusione in Europa fra il fra XV e XVIII secolo. Sul bilancio delle vittime di queste violenze il dibattito tra gli studiosi è ancora aperto: alcuni parlano di 50 mila vittime, altri ne ipotizzano fino a 100 mila. Non c’è concordanza tra gli studiosi nemmeno sulle cause di queste persecuzioni: Brian Levack (“La caccia alle streghe in europa”, Laterza) ritiene che vi giocarono un ruolo decisivo le elites dominanti, di parere opposto è Wolfgang Behringer (“Le streghe”, il Mulino, ) secondo cui furono le popolazioni locali a spingervi contro il parere delle autorità.
La stregoneria è un fenomeno che ha origini pagane: dapprima si credette che le streghe volassero di notte e compissero sortilegi contro le persone. Successivamente con la diffusione della credenze nel demonio, si cominciò ad accusare le streghe di essere sue adoratrici. Alcuni episodi di caccia alle streghe sono già testimoniate nell’Alto Medioevo: le vittime delle persecuzioni erano uomini e donne accusati di modificare con la magia il tempo atmosferico in modo da danneggiare i raccolti e il bestiame. A tal Riguardo Gregorio VII ( 1076-80) scrisse al re danese Harald, invitandolo a far cessare l’odio contro le donne accusate di modificare il clima.
Il più antico documento europeo che parla di stregoneria è il “Canon episcopi”, scritto nel IX secolo durante il regno franco di Ludovico II. Si tratta di una breve istruzione rivolta ai vescovi su come trattare la credenza popolare delle adepte di Diana che secondo il mito sarebbero state capaci di volare per raggiungere di notte la riunione in cui adorare la dea della caccia. Nel documento si mantiene un certo distacco nei confronti del fenomeno, e  le streghe vengono descritte come vittime di un illusione del demonio che fa credere loro di essere capaci di volare.
La caccia alle streghe fino agli inizi del XV secolo ebbe carattere episodico e la sua diffusione esponenziale parte dal 400 con il diffondersi della credenza del patto stretto dalle streghe con il diavolo. Il sabba, l’incontro notturno in cui le streghe bestemmiavano, insultavano gli oggetti sacri e avevano rapporti sessuali con il demonio è la manifestazione di questo patto scellerato. In questo modo la caccia alle streghe assume completa copertura legale da parte della Chiesa. E sono i Demonologi e gli inquisitori provenienti per lo più dall’ordine dominicano a rendere credibile ciò che prima appariva frutto della superstizione popolare, e a trasformare la stregoneria in uno dei principali crimini contro la Chiesa e la cristianità.
La caccia alle streghe fu un fenomeno che si sviluppò sopratutto nell’Età moderna, non nel Medioevo e in Italia fu nel ducato di Savoia che si ebbe il primitivo sviluppo delle persecuzioni. Il primo documento italiano che tratta del fenomeno è il Consilia seu responsa ad causas criminales recens edita, del giurista Bartolo da Sassoferrato (prima metà XIV secolo): nel testo sulla cui originalità dubitano parte degli studiosi, il giurista considera le streghe delle eretiche che hanno rifiutato Cristo ma si respinge l’idea che esse compiano dei malefici. Secondo Bartolo le streghe possono evitare il rogo solo con il pentimento.
Nel Trecento il processo penale contro le streghe non è ancora definito e coloro che compiono magie vengono considerati semplicemente come eretici anche se ci sono inquisitori, come l’aragonese Nicholas Eymerich, che nel “Directorium Inquisitorum”,del 1376 pur non parlando di stregoneria dedicano particolare attenzione agli autori di sortilegi.
La sovrapposizione di eresia, magia e credenza nelle streghe comincia a registrarsi nei processi che cominciano a tenersi più numerosi in Piemonte e in Savoia tra XIV e XV secolo. Nel trattato demonologico “Formicarius” scritto da Johann Nider tra il 1435 e 1437 anche se non viene fatto esplicito riferimento alla stregoneria, il fenomeno descritto le somiglia molto : riprendendo i rapporti dell’inquisitore Pietro da Berna, si fa riferimento a una setta malefica composta da sole donne che si radunavano per incontrare il demonio che si impegnavano ad adorare, rinnegando il Cristo. Una donna della setta fatta prigioniera aveva confessato anche di sottrarre alle loro madri i bambini ancora in fasce per poi divorarli, bevendone il sangue.
Persecuzione di streghe Un contributo importante alla costruzione teorica del reato di stregoneria fu dato dall’inquisitore alsaziano Heinrich Kramer, noto anche come Institoris. Entrato giovanissimo nell’ordine dominicano, Kramer si distinse per lo zelo nel perseguire gli eretici valdesi, ussiti e gli ebrei, diventando inquisitore generale per la Germania. Poiché le stesse autorità laiche e ecclesiastiche locali nutrivano parecchie riserve sull’efferatezza dei suoi metodi di indagine, Kramer si recò a chiedere appoggiò dal papa Innocenzo VIII, che glielo concesse con la bolla “Summis desiderantes
affectibus”, in cui si dichiaravano eretiche tutte le streghe e si nominava Institoris delegato papale in Germania. Proprio Kramer insieme al collega Jacop Sprenger scrissero nel 1487 il Malleus Malleficarum, un vero manuale per gli inquisitori su come arginare l’eresia e contrastare l’opera del demonio, che ebbe notevole diffusione e destinato a dare avvio a una vasta pubblicistica su questi argomenti.
[banner size="120X600" align="alignleft"]Nonostante le numerose vittime della fanatica intolleranza di Kramer, la persecuzione su vasta scala doveva ancora iniziare: è solo dopo la riforma , a partire dagli anni 60 del XVI secolo che si ebbe la caccia alle streghe vera e propria. Le persecuzioni si diffusero in tutto il continente europeo. Alcuni studiosi hanno messo in relazione con il peggioramento del clima la contestuale propagazione di questa isteria in contesti molto diversi tra loro: dopo il caldo del medioevo si ebbe una “piccola era glaciale” che incise negativamente sulla qualità della vita in una società legata a un economia di sussistenza con conseguente perdita di raccolti; le streghe divenivano l’ideale capro espiatorio cui imputare le avversità meteorologiche. I reati per riti magici andarono a soppiantare quelli per eresia e a venire condannate erano sopratutto le donne sessualmente più esperte come levatrici, esperte di erboristeria, le cui conoscenze instauravano negli uomini timori e sospetti. Nel cantone di Berna vennero bruciate 970 persone fra il 1581 e il 1620; in Lorena, la regione francese più alta incidenza di persecuzioni, fra il 1552 e il 1624 si ebbero 3000 processi e 2700 condanne.
Dopo il 1600 mentre nell’Europa centrale la caccia alle streghe cominciava a declinare, si incrementò nell’Europa centrale con una punta tra il 1626 e il 1630 in corrispondenza di una nuova ondata di gelo e della carestia prodotta dalla guerra dei Trent’anni: in Germania da parte della Lega cattolica vennero bruciate sul rogo 3500 streghe e i principali promotori della persecuzione furono i tre principi elettori ecclesiastici dell’impero, assieme ai vescovi di Franconia, Augusta, Strasburgo, Breslau e dall’abate di Fulda. Ma nel violento scontro confessionale anche luterani e calvinisti si resero protagonisti di un migliaio di condanne. Non è un caso che nelle regioni dell’impero dove la secolarizzazione era più avanzata ( Palatinato, Boemia, Sassonia, Baviera) le persecuzioni furono assai meno intense. Anche nelle grandi città ( Parigi, Londra, Napoli, Francoforte, Milano) la fanatica repressione contro le streghe fu contenuta.
Dopo aver raggiunto l’apice attorno alla metà del XVII, l’intensità della caccia alle streghe cominciò a declinare: una maggiore stabilità politica degli Stati e nella società, il venir meno delle epidemie di lebbra e di peste hanno probabilmente contribuito al mutamento dell’atteggiamento delle popolazioni verso la stregoneria. Dopo il 1700 i processi contro le streghe verranno celebrati in ristrette aree d’Europa, e tra la fine del secolo e l’inizio dell’ottocento il reato verrà abolito in tutto il Continente.

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