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John Adams, il primo inquilino alla Casa Bianca

John Adams nacque il 30 Ottobre 1735 a Braintree, nel Massachusetts , ed era figlio di un agricoltore. Si laureò ad Harvard nel 1755 e divenne avvocato. Nel 1764 sposò Abigail Smith, una donna assai intelligente che dimostrava un notevole grado di indipendenza per i tempi. La Smith diede al marito un grande supporto durante tutta la sua carriera.
Attorno al 1765 con l’approvazione da parte del parlamento britannico dello Stamp Act che imponeva alle colonie una tassa per ogni foglio di carta stampato, Adams cominciò una opposizione alla legislazione britannica che divenne nel tempo sempre più accentuata. Nel 1770, nonostante la sua ostilità al governo britannico, assunse la difesa dei soldati britannici coinvolti nel massacro di Boston. Ciò non giovò alla sua popolarità ma al tempo stesso mise in evidenza il carattere e la saldezza di principi di Adams.
Al primo e secondo Congresso Continentale in cui rappresentava il Massachussets, Adams si servì della sua notevole capacità oratoria e di scrittura per convincere gli altri coloni della necessità di opporsi ai britannici e di spendersi per la causa dell’indipendenza. Egli fece parte della Commissione incaricata di redarre la Dichiarazione di Indipendenza. Fu a capo del Consiglio di Guerra e si adoperò per far crescere le fila dell’esercito e migliorarne l’equipaggiamento. Viene considerato il fondatore della marina militare statunitense.
Nel 1778 Adams venne inviato a Parigi in missione diplomatica. L’anno seguente arrivò a Londra per provare un primo negoziato tra coloni ribelli e governo britannico. A seguito del fallimento di queste trattative fu spedito a L’Aja dove riuscì a ottenere dagli olandesi un prestito e a stipulare un trattato di amicizia e commercio. Nel 1783 fu uno dei tre americani (insieme a John Jay e Benjamin Franklin) a firmare il trattato di Parigi, che pose ufficialmente fine alla guerra di indipendenza americana. Tra il 1785 e il 1788 Adams operò come primo ambasciatore americano nel Regno Unito.
Al suo ritono in America venne eletto vice presidente sotto George Washington che fu scelto praticamente all’unanimità da tutti gli elettori. Ricoprì quell’incarico per due mandati durante i quali sostenne tutte le politiche promosse da Washington. Ma per sua stessa ammissione non fu un periodo gratificante. Adams definì la vicepresidenza come “l’ufficio più insignificante mai concepito dalla mente umana”. Dopo la rinuncia di Washington a un terzo mandato, in occasione della campagna presidenziale del 1796, la prima che vide seriamente competere partiti di differenti schieramenti, Adams si presentò alla testa del Partito Federalista e venne eletto presidente superando di stretta misura (71 voti elettorali a 68), il candidato del partito democratico-repubblicano, Thomas Jefferson, che divenne a sua volta vicepresidente. (il sistema elettorale di allora infatti prevedeva che il secondo classificato ricoprisse l’incarico di vicepresidente).
La sua presidenza fu caratterizzata in politica estera dal deteriorarsi delle relazioni con la Francia che condussero a una guerra navale non dichiarata (nota come “quasi-guerra”) tra i due ex alleati. La crisi sorse quando il Direttorio francese, irritato per la neutralità americana durante il conflitto con la Gran Bretagna, emanò un’ordinanza che ammetteva la requisizione in alto mare dei mercantili statunitensi. Ne seguirono degli scontri navali tra i due Paesi e il montare di un forte sentimento antifrancese nella popolazione che Adams cercò di contrastare nella consapevolezza che la giovane nazione americana sarebbe stata mal preparata a sopportare un conflitto aperto con la Francia. Così mentre veniva creata la marina militare americana a difesa del commercio marittimo minacciato dagli atti di pirateria francesi, parallelamente venivano intavolati negoziati diplomatici che portarono nel settembre 1800 a un accordo di pace e alla conclusione della quasi guerra. Ma i provvedimenti che incisero in maniera inesorabilmente negativa sulla popolarità di Adams furono i controversi Alien and Sedition Acts, da lui siglati nel 1798, con cui si potevano indiscriminatamente espellere gli stranieri e limitare fortemente la libertà di parola. In particolare a scatenare l’ondata di proteste contro Adams fu la legge che permetteva di mettere sotto processo e arrestare gli autori di scritti “falsi, scandalosi e malevoli contro il governo”, anche perchè essa fu usata per mettere a tacere diversi giornalisti simpatizzanti per gli avversari del partito democratico-repubblicano. Benchè Adams avesse firmato gli Alien and Sedictions Acts sotto la pressione dei Federalisti al Congresso, agli occhi dell’opinione pubblica la colpa di quei provvedimenti ricadde quasi esclusivamente sulle sue spalle. Più tardi lo stesso Adams riconoscerà che le leggi sulla sedizione furono il più grave errore della sua carriera politica.
Alla campagna elettorale per le presidenziali del 1800 Adams dovette fronteggiare non solo la decisa ostilità dei suoi oppositori, ma anche diffusi malumori all’interno del suo stesso partito. Contrapposto al tandem repubblicano Jefferson-Burr, cedette a questi ultimi la vittoria elettorale. Sia Jefferson che Burr ottennero entrambi 73 voti elettorali; in base alla legge di allora spettava alla Camera dei Rappresentanti ( a maggioranza Federalista) dirimere la situazione di parità e la scelta per il nuovo presidente alla fine ricadde su Thomas Jefferson. Adams negli ultimi mesi del suo mandato fece comunque in tempo a soggiornare nella nuova residenza presidenziale che poi prese il nome di Casa Bianca. Fu anche il primo presidente ( e uno dei pochissimi nell’intera storia americana) a non partecipare alla cerimonia di insediamento del successore. All’Inauguration Day di Jefferson, il 4 marzo 1801, Adams era già tornato nella sua residenza privata di Quincy. Ritiratosi dalla politica, si dedicò a scrivere le sue memorie e a intessere una fitta corrispondenza con alcuni protagonisti della vita americana del tempo, tra cui lo stesso Jefferson con cui era nel frattempo riuscito a superare i vecchi contrasti. Visse abbastanza a lungo per vedere suo figlio, John Quincy, diventare nel 1825 il sesto presidente degli Stati Uniti.

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